Profonde e oscure prigioni al vizio

L'Opera al RossoBene e male. Vizio e virtù. Dissolutezza, perversione, peccato, corruzione, contaminazione, ingiustizia, prevaricazione ma anche abnegazione, sacrificio, amore, purezza, giustizia, chiarezza, onore….. l’Uomo è tutto questo. È bene e male, amore ed odio, saggezza e stupidità, guerra e pace, vita e morte… Kether e Malkuth.
Secondo Voltaire il bene maggiore è quello che diletta con tanta forza da metterci nella totale impossibilità di sentire altro, mentre il maggior male è quello che arriva fino a privarci di ogni sentimento. Sono i due estremi della natura umana e durano poco.

Profonde e oscure prigioni al vizio

di Neli Di Pisa

Bene e male. Vizio e virtù. Dissolutezza, perversione, peccato, corruzione, contaminazione, ingiustizia, prevaricazione ma anche abnegazione, sacrificio, amore, purezza, giustizia, chiarezza, onore….. l’Uomo è tutto questo. È bene e male, amore ed odio, saggezza e stupidità, guerra e pace, vita e morte… Kether e Malkuth.

Secondo Voltaire il bene maggiore è quello che diletta con tanta forza da metterci nella totale impossibilità di sentire altro, mentre il maggior male è quello che arriva fino a privarci di ogni sentimento. Sono i due estremi della natura umana e durano poco.

Niente è per sempre: pochi e brevi gli attimi di cielo ma anche quelli di cupa desolazione? Grazie a Dio: .

Profonde ed oscure prigioni al Vizio combattuto dentro di noi attraverso un costante, metodico lavoro di perfezione sulla pietra grezza del nostro cuore, della nostra anima, del nostro “io” il più profondo, intimo e segreto, applicando il socratico ““.

Anche Sant’Agostino esprime un concetto analogo:

“Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”
(non andare fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità)

Solo l’uomo singolo può porre pesanti catene al vizio con il controllo continuo delle passioni tristi, inquietanti ed intemperanti. Solo il singolo individuo è artefice, faber della propria salvezza o della propria rovina. E la comunità è composta da tanti “singoli”.

“Padre nostro che sei nei cieli… non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male…” è la preghiera più alta al nostro Creatore, l’implorazione più sentita, il grido più possente per esorcizzare il Male, il Buio, la Paura.

Ricordo tanti anni fa mia madre seduta sulla cassapanca nell’ingresso di casa. Mi avevano richiamato dal lavoro. Aveva avuto un grosso malore. Il sorriso sulle labbra, il volto buono e caro e lo sguardo perso in non so quali spazi e mondi e tempi, ignaro del presente, continuava a ripetere: “Padre Nostro che sei nei cieli dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti…” E lo continuava a ripetere con una cantilena dolce e sommessa, con un sorriso appena accennato amoroso e triste allo stesso tempo che rispecchiava la certezza del suo credo, che tutto fosse giusto e vero e realizzato e compiuto.
Chissà cosa si agitava allora in quella mente, in quel cuore. Non lo dimenticherò mai.

“Padre nostro che sei nei cieli….”

O meglio: “” come si legge per la prima volta in   Matteo …

È un grido, un urlo disperato ed insieme sommesso perché la preghiera fa parte della vita e rappresenta il punto più alto dell’esistenza. Nessuno può vivere senza pregare.

Anche l’ateo prega, perché tutti abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Tutti sentiamo la necessità di comunicare, di chiedere, di ringraziare ed è proprio in questo chiedere, comunicare e ringraziare che si prega poiché si indica in chi sperare, in chi riporre la fiducia.

La preghiera è il momento decisivo dell’esistenza. Ed il Padre Nostro è la preghiera del Signore. Marco ci riporta la preghiera del Padre non come formula così come ce la tramanda Matteo ma come momento primo dell’invocazione di Gesù che vive l’angoscia della morte ed è solo nell’orto dell’agonia al Getsèmani. Anche i suoi amici sono assenti. Solo. Terribilmente solo.

“Poi, andando un po’ avanti, si gettò per terra e pregava che se fosse possibile passasse da lui quell’ora e diceva “Abbà, Padre” (Mc.14,33-36)

“T’invocava con tenerissimo nome:
la faccia a terra / e sassi e terra bagnati / da gocce di sangue:
le mani stringevano zolle / di erba e fango:
ripeteva la preghiera del mondo: / “Padre, abbà, se possibile….”
Solo un ramoscello d’olivo / Dondolava sopra il suo capo / A un silenzioso vento….”
(David Maria Turoldo)

” è una implorazione, un grido. Il grido sta all’inizio della vita dell’uomo sulla terra. Il grido di caccia, di guerra, d’amore, di terrore, di gioia, di dolore, di morte. Ma anche gli animali gridano, e per l’uomo primitivo grida anche il vento e la terra, la nube e il mare, l’albero, la pietra, il fiume. Ma solo l’uomo si raccoglie attorno al proprio grido, in assenza degli eventi che l’hanno provocato. Al grido sono legati gli aspetti decisivi dell’esistenza e nella rievocazione del grido le più antiche comunità umane non solo scorgono le trame che le formano, ma annodano stabilmente i fili della trama, cioè si stabiliscono e confermano nel loro essere comunità umane. L’intera vita dei popoli più antichi si raccoglie attorno alla rievocazione del grido, cioè attorno al canto. E il canto avvolge i viventi ben più strettamente del calore dei fuochi attorno cui essi stanno” (Emanuele Severino Il parricidio mancato – Adelphi, Milano 1985, parte II “il grido” p. 41)

E dai canti e dalle danze tribali propiziatorie e sacrificali al Dio si giunge ai carmina, all’armonia della cetra e della lira usate dall’uomo per placare i moti interiori dell’animo e per ingraziarsi il dio.

Leggevo recentemente in un libro di storia e di guerra contro la guerra, scritto da Samuel Fuller, dell’orrore, della paura prima dell’attacco, nell’attesa del sacrificio, della pazzia degli uomini che devono uccidere in nome di un ideale o di un principio decretati dal Bene e violati dal Male.

I cuori battono impauriti.

“Il sergente non si era mai sorpreso di essere sfuggito alla morte nella guerra precedente. L’attribuiva alla fortuna. Di sicuro non aveva mai neppure pensato di annegare in questa guerra…. Si vide naufrago galleggiare nell’ammasso di acqua salata e sangue. Griff provava lo stesso terrore. Si vedeva squarciato, le interiora portate via dall’acqua salata.

Zed vedeva gli squali contendersi ciò che restava del suo corpo.

Vinci vedeva la sua testa spaccata.

Johnson si vedeva ridotto a brandelli di carne insanguinata …avrebbe desiderato un miracolo evangelico… non aveva mai attribuito molta importanza alla vita, perché l’aveva data per scontata, finora……sarebbe riuscito a uccidere un francese che tentava di ammazzarlo?…. Griff prese la mira verso il nemico e premette il grilletto. Il fucile non sparò. Sparò di nuovo. Niente. La sua mente si era inceppata …” non poteva uccidere un uomo che vedeva in faccia.

Dagli schieramenti opposti: “Broban piangeva. Girò la testa in modo che Moullet non vedesse le sue lacrime alla luce della lampada…. Soffocando i singhiozzi per non farsi sentire, ripensò dolorosamente alle parole che De Goulle aveva rivolto alla Francia nel 1940 dai microfoni della BBC di Londra: La Francia ha perso una battaglia. Ma la Francia non ha perso la guerra.”

Il sentimento dominante, siamo in guerra, è la paura. La paura di morire ma anche quella di uccidere. Il passo successivo alla paura è la follia, il panico ed a momenti di sofferenza e brutalità si alternano compassione ed altruismo. Questo è. Sempre e comunque.

Ma che senso ha tutto questo?

Quali sono hic et nunc le catene per il Male? Le guerre sono sempre esistite nonostante tutto. Nessuna catena è riuscita a bloccarle. Una illuminazione divina potrebbe portare saggezza e maturità nel cuore dell’uomo e renderlo capace di “intelligere”.

Ma l’uomo che occupa in questi tempi il pianeta Terra non ha le possibilità di riscatto perché è limitato nel potere di comprensione. Una mutazione genetica potrebbe portare al mutamento, al riscatto, alla resurrezione morale. Ma allora non sarebbe più l’ uomo che conosciamo, ma un altro essere, un’altra creatura con nuove potenzialità e capacità. Diverso.

Per noi, creature di una genia sopravvissuta all’ultima glaciazione, è in salita e piena di ostacoli la via che porta alla luce. Il premio va guadagnato e sofferto. Ma qual è il premio?

* * *

La supplica al Dio Padre è antichissima, risale al secondo millennio a.C., a partire dalle upanisad, dallo zen, fino ad arrivare al cristianesimo o all’islam. È la preghiera che i discepoli rivolgono al loro guru, il loro Salvatore, prostrandosi ai suoi piedi.

“Cancella la mia colpa….Questo male che ho commesso” (Maha-Narayana-upanisad 93)

“dalle tenebre conducimi alla luce, dalla morte conducimi all’immortalità” ( Brhadaranyaka-upanisad 1,3,28)

“và, vendi tutti i tuoi beni – dice Gesù – poi vieni e seguimi” (Mt. 19,21)

Se esaminiamo la preghiera del Padre Nostro si nota che l’orante rivolge a Dio sette domande il cui contenuto è universale in stretto rapporto con la natura e la costituzione dell’uomo.

Dopo l’invocazione al Padre si recita:

•  sia santificato il tuo nome
•  venga il tuo regno
•  sia fatta la tua volontà

•  dacci il pane quotidiano
•  rimettici i nostri peccati
•  non ci indurre in tentazione
•  liberaci dal male

* * *

Sé spirituale – manas – nome
Spirito vitale – buddhi – regno
Uomo spirituale – atma – volontà
parte costitutiva superiore contenuta dall’io ma che deve svilupparsi
Corpo fisico – terra – pane
Corpo eterico – acqua – debito
Corpo astrale – aria – tentazione
Io – fuoco – male
struttura secondo la fisiologia occulta

(Manas, buddhi, atma sono termini propri dell’induismo)

1, 2, 3 corrispondono alle prime tre domande contenute nella preghiera e rappresentano il ternario, la parte superiore dell’uomo potenzialmente contenuta nell’io ma che deve svilupparsi mentre, 4, 5, 6, 7 indicano il quaternario.

Padre nostro che sei nei cieli

1) sia fatta la tua volontà
volontà – uomo spirituale

3) Venga il tuo regno
Regno – spirito vitale

2) Sia santificato il tuo nome
nome – sé spirituale

7) liberaci dal male
male – io

6) Non ci indurre in tentazione tentazione – corpo astrale

4) dacci oggi il nostro pane quotidiano
pane – corpo fisico

5) Rimetti a noi i nostri debiti
debito – corpo eterico

Dal basso si sale verso l’alto, dal quaternario essoterico al ternario esoterico.

4) ” Dacci oggi il nostro pane quotidiano . nutrirsi è il primo bisogno dell’uomo. Non se ne può fare a meno. Di fame si muore. Il pane è indispensabile per sostenere la nostra fisicità costituita dall’elemento terra involucro necessario per l’uomo spirituale, per il divenire, progredire nello spirito. “” nel testo di Matteo si traduce tradizionalmente con “necessario per l’esistenza”. San Girolamo riferisce che nel vangelo aramaico dei Nazareni c’era il termine “mahar” che significa “domani” per cui il significato più vero e profondo sarebbe “dacci oggi il nostro pane di domani” cioè il pane o il nutrimento per la vita eterna. (Vangelo di Matteo – Bur – pag. 75) È il Dio che ti lancia in avanti e ti fa salpare verso albe intatte e ti offre nuove possibilità di energia.

Il soffio di vita garantito dal nutrimento è l’atman, il Sé, il principio ultimo dell’essere che è il fondo stesso dell’anima.

“Nel fondo dell’anima / Il fondo di Dio e il fondo dell’anima / Non sono che un solo medesimo fondo” – Meister Eckhart

“si muove e non si muove, / è lontano ed è vicino, / è dentro a tutto ciò che è, / ed è esterno a tutto questo” – Isa-upanisad 3,5

5) “Rimetti a noi i nostri debiti, in relazione con l’elemento acqua, quindi al corpo eterico, è alla base del nostro carattere e ci consente di vivere in armonia ed in concordia con il prossimo. È la concordia, che viene dal cuore. Essa ci fornisce le energie per accostarci al nostro sé spirituale.

Sia la pace poiché questa è la condizione essenziale per far parte dell’Uno.

“Ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare…
Signore, quando mai ti ho visto affamato e ti ho dato da mangiare?…
Ogni volta che l’avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me.” (Mt 25,35.40)

“Possano tutti gli esseri guardarmi con occhio amico,
Possa io pure guardare tutti gli esseri con occhio amico,
Possiamo guardarci gli uni gli altri con occhio amico” (Yajur Veda –26,2)

Non è Te che offende / Questo mio quotidiano peccare:
solamente me umilia / e avvilisce / e distrugge:
e Tu non puoi / non sentirti in pena.
(David Maria Turoldo)

6) “Non ci indurre in tentazione“, riguarda la nostra astralità non solo con il prossimo ma con Dio. Il corpo astrale è la sede dei nostri desideri che devono essere giusti per arrivare al sé spirituale e da qui inoltrarci nel regno dello spirito vitale dove si manifesta la divinità mediante la molteplicità delle entità da essa emanate e distinte dal   nome. Siamo deboli e fragili. È nel nostro DNA. Nasciamo per morire e per concludere un ciclo riproduttivo. Così è scritto, così è ora nella Natura per tutte le cose che sono. Dacci il coraggio di andare avanti. L’uomo ha paura del suo mistero essenziale. Ha paura di trovarsi faccia a faccia con il Padre, il Dio vivente, allo scaturire della vita, al di là di ogni segno, nella realtà che È. Dio è un fuoco divorante e l’uomo non può vedere Dio e sopravvivere. (Deuteronomio5,26)

Nell’Isa-upanisad 5,18 si legge:

“O Agni, guidaci sul giusto cammino…/ O Tu che conosci tutte le vie, / allontana da me il peccato che mi fuorvia.”

Tentazione. La tentazione biblica è la verifica della fedeltà. Le tentazioni, le passioni non si evitano, si attraversano. La tentazione è il conflitto tra due valori, una scelta tra due possibilità.

Sulla croce Gesù al culmine della passione della sua terribile prova a gran voce gridò : “Elì, Elì, lemà sabactàni” (Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?)… “Gesù emise di nuovo un forte grido ed esalò lo spirito.” (Mt 27,46) Testo di grande desolazione striato dal sangue e dalle lacrime, segnato da immagini terribili di respiro affannato, da mani e piedi feriti… attorno il silenzio di Dio e l’ostilità degli uomini.

Nel Salmo 22 si legge:

“Dio mio, Dio mio, perché / ma perché mi hai abbandonato, / mio Dio assente e lontano!
Così piango nel mio lamento: / io ti chiamo di giorno e tu muto, / senza pace io urlo la notte.”

7) “liberaci dal male” correlato al nostro “io“, quindi all’elemento fuoco, che è risvegliato in noi per mezzo della conoscenza del sé spirituale. È un grido di aiuto contro thanatos. Bruciando nel nostro athanor le scorie della personalità egoica frutto del malum o del male (o della mela), raggiungeremo lo scopo di uniformarsi alla Volontà del Padre. Si supera la dualità in cui viviamo per riunirci dal molteplice nell’ Uno.

* * *

Passiamo ora al ternario. Alla parte esoterica.

Padre Nostro che sei nei cieli…

Dio vicino e lontano, prossimo e remoto. Ma Dio, la verità, non è fuori di noi ma dentro di noi, è la parte più recondita e più sacra. In noi c’è il cielo ma anche la terra con la sua materialità e con il male. Papus (alias Dottor Gèrard Encausse), fa una distinzione tra le potenze dell’Idea e quella del Denaro o la materialità o il male. L’Idea si moltiplica ed espande, la materialità è fine a se stessa e porta alla perdizione. Adamo ha scelto la materialità che dobbiamo uccidere in noi se vogliamo la salvezza. Questo avviene con il Perdono.

La prima esperienza è quella della vita, che viene prima di me e va oltre me. Il mio segreto è il Padre che è oltre me, mi trascende. Ogni essere riceve se stesso come un dono che viene da altrove.

Avere un Padre significa avere la possibilità di tutte le resurrezioni, di essere attraversati da tutte le resurrezioni e di muoversi nel mondo come dentro ad un immenso santuario. Si legge nel Salmo 87,

“e guidando le danze canteranno: in te sono tutte le mie sorgenti”

Albero della Vita

Nello spazio esistono altri mondi. La tradizione giudaica ha dato loro un nome: Kether, Hokmah, Binah, Hesed, Geburah, Tipheret, Netzach, Hod, Iesod, Malkut. Dieci Sante Sephiroth sistemate in uno schema particolare sull’Albero della Vita e collegate da linee formano i Trentadue Sentieri del Sepher Yetzirah o Emanazione Divina.

Questi mondi, che la Kabbala chiama emanazioni o Sephirot, sono popolati da gerarchie angeliche. Lì dimora il Dio che Mosè e i Profeti dell’Antico Testamento hanno descritto come un fuoco terribile, da temere, poiché “il timore del Signore è l’inizio della saggezza”. È stato Gesù a presentarci questo Dio despota come Padre sostituendo il timore con l’amore.

L’insieme delle dieci sephirot forma l’Albero sephirotico o l’Albero della Vita ed il nome di ogni sephira esprime una qualità, un attributo di Dio.

Dieci Sentieri sono assegnati alle Dieci Sephiroth, gli altri ventidue ai Veri Sentieri. Le ventidue lettere dell’Alfabeto Ebraico sono associate a questi sentieri. Ad essi sono associati anche i ventidue trionfi dei Tarocchi, le Dimore di Thoth.

I Cabalisti hanno situato sui Sentieri dell’Albero i Segni dello Zodiaco, i Pianeti e gli Elementi.

12 sono i Segni, 7 i Pianeti e 4 gli Elementi. Il tutto fa 23. I Sentieri sono 22. Come si spiega? Sul piano fisico ci troviamo nell’Elemento della Terra e, di conseguenza, quel simbolo non appare sul Sentiero che porta all’Invisibile. Pertanto ritroviamo il numero 22.

Considerando la natura delle Sfere o Sephiroth, possiamo comprenderne il significato se pensiamo che non si sviluppano su un singolo piano. Hanno una quadruplice natura.

I Cabalisti distinguono quattro mondi:

  1. Atziluth, il Mondo Archetipale o Mondo delle Emanazioni; il Mondo Divino
  2. Briah, il Mondo della Creazione, chiamato anche Khorsia, il Mondo dei Troni.
  3. Yetzirah, il Mondo della Formazione e degli Angeli.
  4. Assiah, il Mondo dell’Azione, il Mondo della Materia.

Se sul piano fisico l’inizio è in basso e la crescita va dal basso verso l’alto, nel piano spirituale il cammino è inverso.

Gesù disse:“Il Regno di Dio è simile ad un seme di senape”.

Il seme piantato è la prima sephira, Kether. Il seme germoglia, dà rami e frutti in un albero. Dai frutti altri semi e si arriva attraverso tutte le altre sephiroth a Iesod che prepara il seme nel frutto a Malkut.

Malkut, seme in basso, è identico a Kether, seme in alto, poiché l’inizio e la fine delle cose sono sempre identiche.

Ogni punto di partenza è la fine di uno sviluppo anteriore ed ogni risultato il punto di partenza di un’altra fase di sviluppo. Ogni cosa ha un inizio ed una fine ma in realtà non c’è mai un inizio vero e proprio. È un continuo trasmutare di forma in forma. Ogni causa produce un effetto che a sua volta è causa di un altro effetto. Per l’eternità.

Mi viene in mente la Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto

“È vero, senza menzogna, è certo e verissimo / che ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto, / e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, / per compiere i miracoli della Cosa-Una / e come tutte le cose vennero dall’Uno, così tutte le cose / nacquero dalla Cosa-Una per adattazione…”

I Dieci Santi Sephiroth si ritiene abbiano contatti con ciascuno dei Quattro Mondi Cabalistici.

•  Nel Mondo Atziluthico si manifestano come i Dieci Santi Nomi di Dio. Il Grande Non Manifesto, prefigurato tramite i Tre Veli Negativi dell’Esistenza che pendono dietro la Corona dichiara se stesso nella manifestazione come i Dieci differenti aspetti che sono rappresentati dai diversi nomi usati per indicare la Divinità nelle Scritture Ebraiche.

•  Nel Mondo Briatico le Emanazioni Divine si manifestano attraverso i Dieci Potenti Arcangeli i cui nomi hanno grande importanza nella magia rituale.

•  Nel Mondo Yetziratico le Emanazioni Divine si manifestano attraverso tipi di esseri chiamati Schiere Angeliche o Cori.

•  Il Mondo Assiatico è quello dell’Astrale Inferiore e dei Piani Eterici che insieme formano lo sfondo della materia. Sul piano fisico le Emanazioni Divine si manifestano attraverso i Dieci Chakra Mondani

Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra. volontà – uomo spirituale.

L’Unità Divina appare nella misteriosa invocazione della Volontà (la Tua Volontà) che porta una corrente di amore in tutto il creato, dalla materia (la Terra) fino a tutti i piani dello Spirito e dei Mondi con tutte le loro gerarchie celesti. È questa la corrente che lega il mondo Divino a quello umano ed Ermete Trismegisto la evoca all’inizio della sua Tavola di Smeraldo.

Sia santificato il tuo nome – venga il tuo Regno

Il Padre considerato come esistente in tutti i cieli, cioè in tutti i piani dove può rivelarsi, sia fisico che astrale, si manifesta sotto altri due aspetti: il Verbo (Tuo Nome) che deve essere conosciuto solo dagli iniziati per non profanarlo (sia santificato) e lo Spirito Santo (Tuo Regno) realizzazione vivente della Divinità in tutte le sue incarnazioni che l’iniziato ricorda sempre (che venga…)

* * *

Il Pater Noster ci consegna una serie di Leggi che si possono applicare nei tre mondi e la chiave dell’azione divina nel mondo morale e materiale. Questa chiave è quella della legge del Perdono con tutte le sue conseguenze occulte.

Papus ha cercato di adattare i termini del Pater ai valori Ideale, Verità, Sofferenza, Cabala.

Le riporto testualmente:

Adattamento all’Ideale

(Immagine del Padre nel Mondo Morale)

Che è / nel mio Cielo interiore

Che il tuo nome sia manifestato / per la devozione

Che la tua influenza evolutrice / Sia realizzata

Che il tuo dominio s’estenda al mio corpo / Come è esteso nel mio cuore

Manifestami ogni giorno / La tua certa presenza

Perdona i miei difetti / Come io perdono quelli / Dei deboli mortali, miei fratelli

Preservami dalle illusioni della materia perversa / ma liberami dalla disperazione

Perché tu sei il Regno, l’Equilibrio e la Forza / nell’eternità della mia intuizione

Adattamento alla Verità

(Immagine del Padre nel mondo intellettuale)

Verità vivente / che è / nel mio spirito immortale

Che il tuo nome sia affermato / Dal Lavoro

Che la tua manifestazione sia rivelata

Che la tua Legge arrivi alla materia / Come è arrivata nello Spirito

Donaci ogni giorno / l’Idea creatrice

Perdona la mia ignoranza / come io perdono quella / degli ignoranti miei fratelli.

Preservami dalla Negazione sterile / E liberami dal dubbio mortale

Perché tu sei il principio e l’Equilibrio e la Regola / nell’unità della mia ragione

Adattamento alla Sofferenza

(Principio paterno di redenzione nel Mondo materiale)

O sofferenza benefattrice / che sei / Nella Radice della mia incarnazione

Che il tuo nome sia santificato / per il coraggio nella prova

Che la tua Influenza / sia compresa

Che il tuo fuoco purificatore bruci il mio corpo / Come ha bruciato la mia anima

Vieni ogni giorno ad evolvere / la mia natura indolente

Vieni a distruggere la mia pigrizia e il mio orgoglio

Come distruggi la pigrizia e l’orgoglio / Dei peccatori, miei fratelli

Preservami dalla mancanza d’attenzione che potrebbe / allontanarmi da te, poiché tu solo

Puoi liberarmi dal male che mi sono creato

Perché tu sei La purificatrice e l’Equilibrante E la Redentrice / Nel ciclo delle mie esistenze

Adattamento Cabalistico

O Jod creatore / che sei / In Ain-Soph

Che Kether tuo verbo / Sia santificato

Che Tipheret splendore del tuo regno / Emani i suoi raggi

Che Javé tua legge ciclica / Regni in Malkut

Come ella regna in Kether / Dona ogni giorno a Neshamah

L’illuminazione di una delle 50 porte di Binah

Opponi la Misericordia infinita di Chesed / Ai gusci vuoti che ho creato nella mia Immagine

Quando, misconoscendo una delle 23 vie di Chocmah /

emano il rigore di Ruach / verso i miei fratelli

Preserva Neshamah dalle attrazioni / Di Nephesh e liberaci / Da Nahasch

Perché tu sei Resh, il principio Tiphreth lo splendore Creativo Iesod, la matrice

O El, O Iod, O Mem / Negli Elohim

* * *

Tavola Di Rubino

di Ermete Trismegisto

Non è certo né verissimo quanto la mente della creatura concepisca. Incomprensibile vero è il Creatore. Ciò che è in alto non è come ciò che è in basso. All’alto la magnificenza dell’Unità; al basso la miseria della molteplicità che sembra tutto ed è nulla.

E poiché tutte le cose partecipano della molteplicità esse tanto meno sono Verità, Vita, Bene, quanto più si distanziano dall’Uno.

Ecco il numero, il molteplice, l’involucro, il cadavere dell’Uno: sua madre è il desiderio della terra, sua madre è l’ignoranza. Il Sole dissolse la carogna ed il vento disperse il fetore del frutto dei due.

Questo desiderio ha creato gli eroi, i demoni e gli dei; questa ignoranza si è riversata su tutto il possibile, confondendo ogni traduzione ed il Tre.

Ed ha regnato il male, nel sangue, fuori dalla Rosa, nell’abominio del Quattro.

Unirai l’Uno con il Due, l’Uno con i molti, il soffio con il Sé, delicatamente, con grande cura, fino al Nove, saltando il Cinque.

Perché discende dal Cielo alla Terra e risale in Cielo disperdendo le Forze inferiori nella Forza superiore indefinibile, che si compie nel Sei.

Allora, figlio del desiderio, sarai come gli dei, i demoni e gli eroi, padrone dell’oscurità e della luce dei Sette.

In ciò consiste la sapienza, sapiente di ogni sapienza; e sarai tanto grande da essere indefinito ed indefinibile. Vincerà chi pesa di più sulla bilancia dell’Otto.

Così il mondo inventò i suoi ideali. Si può adattare questo Arcano a qualunque cosa: serpeggiando vibra come corda di cetra e si fa numero caduco. Anche ogni causa seconda.

Pertanto io fui chiamato annunciatore di Thot, più schiavo della causa della ragione, che amico della ragione stessa.

Quanto detto delle umili operazioni di Urano e di Saturno serva di guida ai desiderosi: Osiride è un Dio Nero.

Tavola di smeraldo

I – È vero, senza menzogna, è certo e verissimo

che ciò che è in basso è simile a ciò che è in alto,

e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,

per compiere i miracoli della Cosa-Una

II – e come tutte le cose vennero dall’Uno, così tutte le cose

nacquero dalla Cosa-Una per adattazione.

III Suo Padre è il Sole, sua Madre è la Luna;

lo porta il vento nel ventre suo e la Terra è la sua  nutrice.

IV – Questo è il Padre del Telesma di tutto il mondo.

V -la sua forza è integra se si riversa sulla Terra.

VI – Separerai la Terra dal Fuoco, il sottile dal denso,

con grande cura.

VII – Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra,

raccogliendo  la forza delle cose superiori e delle cose inferiori.

VIII – Tu avrai così la gloria di tutto il mondo

e fuggirà da te ogni oscurità.

IX – Qui consiste la forza forte di ogni fortezza; perché vincerà

quel che è sottile e penetrerà tutto ciò che è solido.

X – Così fu creato il mondo. Da ciò deriveranno adattamenti

mirabili il cui segreto sta tutto qui.

XI – Pertanto fui chiamato Ermete Trismegisto, possessore delle

Tre parti della filosofia di tutto il mondo.

XII – Ciò che ti dissi dell’operazione del Sole è completo.

Scrisse Eliphas Levi che essa contiene “l’unità dell’essere e l’unità delle armonie, sia ascendenti che discendenti, scala progressiva e proporzionale del Verbo; la legge immutabile dell’equilibrio e il progresso proporzionale delle analogie universali…”

__________

Bibliografia

Vittorio Vanni: Esoterismo del Pater Noster da Papus

Ovidio La Pera: Costituzione dell’uomo e sua relazione con il Padre Nostro

Dion Fortune: La Cabala mistica

Ermes Ronchi: Il canto del pane

Henri Le Saux: il padre nostro un cammino iniziatico

Rudolf Steiner: Il vangelo di Marco

I Salmi: commento di Gianfranco Ravasi

Il vangelo di Matteo